Ci sono cose peggiori della morte
«In fondo ci sono cose peggiori della morte. Se avete passato una serata con un assicuratore sapete cosa intendo dire.»
Woody Allen – Amore e guerra
Diciamolo subito: Woody Allen non ha mai avuto una grande considerazione degli assicuratori.
E, a dire il vero, qualche ragione per prenderci in giro gliela abbiamo fornita noi.
Perché immaginate la scena.
Una cena tranquilla.
Si parla di vacanze, di figli, di lavoro, magari di calcio.
Poi qualcuno scopre che al tavolo c'è un assicuratore.
La conversazione cambia immediatamente.
«Che fai nella vita?»
«Assicurazioni.»
Silenzio.
Qualcuno guarda l'orologio.
Un altro improvvisamente ricorda di avere lasciato il cane da solo.
Il padrone di casa comincia a sparecchiare anche se il dolce non è ancora arrivato.
Perché l'assicurazione ha un problema fondamentale: ci costringe a parlare di cose che preferiremmo non accadessero.
Incendio.
Furto.
Malattia.
Infortunio.
Responsabilità.
Morte.
Non sono esattamente gli argomenti ideali per accompagnare una fetta di tiramisù.
Eppure...
C'è qualcosa di curioso.
Passiamo gran parte della nostra vita cercando di prevedere il futuro.
Facciamo programmi.
Investiamo.
Compriamo una casa.
Cambiamo automobile.
Mandiamo i figli a scuola.
Mettiamo da parte dei soldi.
Insomma, facciamo tutto il possibile per costruire un futuro migliore.
Poi, quando qualcuno ci propone di ragionare su che cosa potrebbe andare storto, improvvisamente preferiamo non pensarci.
È un po' come comprare una barca e sostenere che parlare di salvagenti porti sfortuna.
Forse il problema non è l'assicurazione
Forse il problema è il modo in cui, per troppo tempo, abbiamo parlato di assicurazioni.
Polizze.
Massimali.
Franchigie.
Garanzie.
Esclusioni.
Premi.
Un linguaggio necessario, certo.
Ma non particolarmente appassionante.
Perché dietro una polizza non c'è un pezzo di carta.
C'è una casa.
C'è un'attività.
C'è un patrimonio.
C'è una famiglia.
C'è il lavoro di una vita.
E soprattutto c'è una domanda che raramente ci facciamo:
«Quanto sono disposto a perdere, se domani succede qualcosa che non avevo previsto?»
Questa è una domanda molto meno divertente della battuta di Woody Allen.
Ma forse è anche molto più importante.
L'assicuratore dovrebbe fare una cosa diversa
Un buon assicuratore non dovrebbe essere quello che riesce a venderti più garanzie.
Dovrebbe essere quello che riesce a capire quali rischi hanno davvero importanza per te.
Perché assicurare tutto è probabilmente impossibile.
E assicurare male è quasi inutile.
La vera consulenza, allora, comincia prima della polizza.
Comincia dalle domande.
Che cosa hai da proteggere?
Che cosa succederebbe se per qualche mese non potessi lavorare?
Quanto potrebbe costarti un errore professionale?
Se la tua casa fosse gravemente danneggiata, quanto del patrimonio familiare sarebbe necessario per ricostruire ciò che hai perso?
E se un incidente provocasse un danno a qualcun altro?
Sono domande poco allegre.
Ma hanno una caratteristica interessante:
non aspettano che sia troppo tardi per essere poste.
E allora Woody Allen aveva ragione?
Probabilmente sì.
Una serata con un assicuratore può essere peggiore della morte.
Soprattutto se l'assicuratore comincia a leggerti tutte le condizioni di polizza dopo il caffè.
Ma forse possiamo provare a cambiare le cose.
Perché parlare di assicurazioni non significa necessariamente parlare di paura.
Significa parlare di consapevolezza.
Significa decidere oggi quali conseguenze siamo disposti ad affrontare domani e quali, invece, preferiamo trasferire.
E forse la vera domanda non è:
«Quanto costa assicurarsi?»
Ma:
«Quanto potrebbe costarmi non averlo fatto?»
Su questo, persino Woody Allen potrebbe concederci una seconda serata.
Magari senza tiramisù.
SRC Insurance