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SRC Insurance — Risk Manager

assicurazioni

Gli italiani non amano assicurarsi.

O forse non hanno ancora capito cosa significa assicurarsi.

C'è una frase che, parlando di assicurazioni in Italia, si sente ripetere spesso:

«Gli italiani non hanno cultura assicurativa.»

È una frase semplice. Forse troppo semplice.

Perché i numeri raccontano una storia un po' diversa.

Nel 2025 il mercato assicurativo italiano ha raccolto circa 182 miliardi di euro di premi, con una crescita del 7,8% rispetto all'anno precedente. Nel solo comparto Danni sono stati gestiti oltre 18 milioni di casi e pagati quasi 40 miliardi di euro di risarcimenti.

Quindi no.

Gli italiani non sono completamente disinteressati alle assicurazioni.

Il problema è un altro.

Ci assicuriamo soprattutto quando siamo obbligati a farlo

L'automobile è l'esempio più evidente.

La RC Auto è obbligatoria e infatti è una delle coperture più diffuse.

Ma proviamo a togliere per un momento l'obbligo.

Quanti italiani assicurerebbero spontaneamente:

il proprio reddito?

la propria capacità di lavorare?

la propria responsabilità civile?

la propria salute?

la propria casa contro determinati eventi?

il rischio di non poter più pagare un mutuo?

il proprio patrimonio?

il futuro economico della propria famiglia?

Qui il discorso cambia.

E cambia parecchio.

Secondo i dati IVASS relativi al 2025, nel comparto Danni la RC Auto rappresenta ancora il 42,2% della raccolta, mentre property, salute e RC generale rappresentano rispettivamente il 21,1%, il 19,8% e il 9,8%.

Il dato interessante non è soltanto quanto spendiamo.

È dove decidiamo di spendere per proteggerci.

La psicologia dell'italiano davanti al rischio

Forse il problema non è economico.

È psicologico.

Siamo portati a preoccuparci molto di ciò che possiamo vedere.

L'auto è lì, nel parcheggio.

La casa è lì.

Il telefono è lì.

Un furto possiamo immaginarlo.

Un incidente automobilistico possiamo immaginarlo.

Ma quanto vale la nostra capacità di produrre reddito?

Quanto costa alla nostra famiglia se per sei mesi non possiamo lavorare?

E se non potessimo lavorare per cinque anni?

Queste sono domande molto meno concrete.

E proprio per questo spesso vengono rimandate.

Il rischio che non vediamo è quello che tendiamo a sottovalutare.

Assicurare un bene è facile. Assicurare la propria vita è un'altra cosa.

È molto più semplice dire:

«Assicuriamo la macchina.»

Piuttosto che:

«Vediamo cosa succederebbe economicamente alla mia famiglia se domani non potessi più lavorare.»

La prima è una decisione pratica.

La seconda richiede una riflessione.

E forse è proprio qui che manca una vera cultura assicurativa.

Non nella conoscenza delle polizze.

Nella conoscenza dei propri rischi.

Siamo un Paese che risparmia molto. Ma risparmiare non significa necessariamente proteggersi.

L'italiano ha storicamente avuto un rapporto particolare con il risparmio.

Casa di proprietà, conto corrente, liquidità, investimenti.

Ma esiste una differenza fondamentale tra avere un patrimonio e proteggere quel patrimonio.

Perché anche un patrimonio importante può essere eroso rapidamente da un evento grave.

Una lunga malattia.

Una perdita della capacità lavorativa.

Una responsabilità civile importante.

Un incendio.

Un evento naturale.

Un'interruzione dell'attività.

Un problema che coinvolga contemporaneamente patrimonio e reddito.

L'assicurazione non serve a impedire che queste cose accadano.

Serve a impedire che un evento possa trasformarsi in una catastrofe economica.

Eppure qualcosa sta cambiando

Il quadro non è immobile.

Nel 2025 la raccolta Danni è cresciuta del 6,5%, mentre quella Vita dell'8,3%. L'ANIA sottolinea però che, nonostante la crescita, resta un significativo gap di protezione rispetto ai principali Paesi con cui l'Italia si confronta.

Anche i nuovi rischi stanno modificando la percezione degli italiani.

Cambiamenti climatici.

Eventi catastrofali.

Cyber risk.

Invecchiamento della popolazione.

Sanità.

Previdenza.

Fragilità del reddito.

Sono rischi che fino a qualche anno fa sembravano lontani.

Oggi lo sono molto meno.

E probabilmente questa è una delle ragioni per cui il tema della protezione sta lentamente entrando nella cultura delle famiglie e delle imprese.

Ma allora perché ci assicuriamo ancora così poco?

Forse perché abbiamo sempre pensato all'assicurazione nel modo sbagliato.

Come a una spesa.

«Quanto costa?»

È quasi sempre la prima domanda.

Ma forse dovrebbe essere un'altra:

«Quanto mi costerebbe non averla?»

Sono due domande completamente diverse.

Una guarda al prezzo.

L'altra guarda al rischio.

Ed è proprio qui che dovrebbe iniziare il lavoro di un consulente.

Non bisogna assicurare tutto

Questo è un punto importante.

Una buona consulenza assicurativa non dovrebbe consistere nel riempire un cliente di polizze.

Non tutto deve essere assicurato.

Un rischio piccolo e facilmente sostenibile può essere semplicemente accettato.

Un rischio frequente può essere prevenuto.

Un rischio economicamente gestibile può essere sostenuto direttamente.

Ma esistono rischi che una famiglia o un'impresa non potrebbe permettersi di sopportare da sola.

È lì che l'assicurazione diventa veramente importante.

Questa è, in fondo, la logica del risk management:

prima si analizza il rischio, poi si decide come gestirlo.

E solo alla fine, se serve, si compra una polizza.

Forse agli italiani non manca la voglia di assicurarsi.

Manca la voglia di parlare dei rischi.

È molto più piacevole parlare di una vacanza.

Di una nuova automobile.

Di una casa.

Di un investimento.

Molto meno piacevole chiedersi cosa succederebbe se qualcosa andasse storto.

Ma la realtà è che il rischio non scompare perché decidiamo di non parlarne.

Semplicemente, rimane lì.

E qualche volta arriva senza preavviso.

La vera domanda non è: «Sono assicurato?»

La vera domanda è:

«Se domani succedesse qualcosa di serio, quanto della mia vita sarebbe davvero protetto?»

È una domanda scomoda.

Ma probabilmente è una delle domande più importanti che possiamo farci.

Perché assicurarsi non significa comprare una polizza.

Significa decidere oggi quanto siamo disposti a perdere domani.

E forse è proprio questa la cultura assicurativa che ancora manca in Italia.

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