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SRC Insurance — Risk Manager

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In quanti leggono davvero le condizioni dell’assicurazione che hanno appena stipulato? E in quanti ne comprendono appieno le implicazioni?

Diciamolo senza ipocrisie.

Quando stipuliamo un'assicurazione, nella maggior parte dei casi non leggiamo davvero le condizioni di polizza.

Le scorriamo.

Guardiamo il prezzo.

Controlliamo magari le garanzie principali.

Firmiamo.

E poi mettiamo tutto in un cassetto, reale o digitale, con la tranquilla convinzione di essere “assicurati”.

Ma essere assicurati e sapere per cosa siamo assicurati sono due cose molto diverse.

Il problema non sono le condizioni di polizza

Le condizioni contrattuali devono necessariamente essere precise.

Devono definire garanzie, esclusioni, franchigie, limiti, obblighi dell'assicurato, modalità di denuncia del sinistro e una quantità di altre cose che difficilmente possono essere raccontate in due righe.

Il problema, quindi, non è che una polizza abbia delle condizioni.

Il problema è un altro:

quante persone le comprendono davvero?

E soprattutto:

quante persone le hanno lette prima di averne bisogno?

Perché c'è una curiosa abitudine nel mondo delle assicurazioni.

La polizza viene letta con grande attenzione generalmente dopo che è successo qualcosa.

Prima, spesso, sembra tutto abbastanza chiaro.

Dopo un sinistro, improvvisamente, ogni parola diventa importante.

“Ma qui cosa significa?”

“Ma questo è compreso?”

“Ma perché non me lo pagano?”

“Ma io pensavo di essere assicurato…”

Ed è proprio in quel momento che ci si accorge di una cosa fondamentale:

un'assicurazione non si compra quando succede un problema.

Si compra prima.

E va capita prima.

Una polizza non è una promessa generica

“Ho la casa assicurata.”

“Ho la macchina assicurata.”

“Ho una polizza sanitaria.”

“Ho una responsabilità civile.”

Sono frasi che sembrano sufficienti.

In realtà non lo sono.

Perché una polizza non dice semplicemente “sei assicurato”.

Dice:

sei assicurato per questo, a queste condizioni, entro questi limiti e salvo queste esclusioni.

Ed è una differenza enorme.

Una polizza può avere molte garanzie e, nello stesso tempo, non proteggere esattamente dal rischio che abbiamo in mente.

Può avere un massimale apparentemente elevato ma una franchigia importante.

Può comprendere un evento ma escluderne alcune circostanze.

Può prevedere un'indennizzo che sembra adeguato, ma essere soggetto a limiti, scoperti o criteri di liquidazione.

Tutto questo non significa che la polizza sia “cattiva”.

Significa semplicemente che deve essere coerente con ciò che vogliamo proteggere.

Il prezzo è facile da confrontare. La protezione molto meno.

È anche per questo che confrontare due assicurazioni esclusivamente sul prezzo è spesso fuorviante.

€ 350 contro € 430.

Sembra semplice.

Ma cosa stiamo confrontando veramente?

Le stesse garanzie?

Gli stessi massimali?

Le stesse franchigie?

Le stesse esclusioni?

Le stesse condizioni di liquidazione?

Gli stessi servizi?

La stessa assistenza?

Spesso no.

E allora il confronto fra € 350 e € 430 rischia di diventare un confronto fra numeri che sembrano uguali, ma che rappresentano cose diverse.

È un po' come confrontare due automobili guardando soltanto il prezzo e ignorando motore, dotazioni, sicurezza e manutenzione.

Si può fare.

Ma non è necessariamente un buon modo per scegliere.

E allora chi dovrebbe leggere tutto?

La domanda è provocatoria.

Davvero possiamo pensare che ogni cliente debba diventare un esperto di assicurazioni e passare ore a studiare decine di pagine di condizioni contrattuali?

Probabilmente no.

Ed è proprio qui che dovrebbe entrare in gioco la consulenza.

Il valore di un professionista non dovrebbe essere quello di dire semplicemente:

“Questa polizza costa meno.”

Dovrebbe essere quello di aiutare il cliente a capire:

“Questa polizza è adatta al rischio che vuoi proteggere?”

E, soprattutto, dovrebbe essere capace di tradurre il linguaggio del contratto in qualcosa che una persona normale possa comprendere.

Non serve conoscere a memoria ogni articolo delle condizioni di polizza.

Serve sapere quali sono quelli che possono fare la differenza quando qualcosa va storto.

Perché la domanda giusta non è: “Quanto costa?”

La domanda giusta, prima di acquistare una copertura, dovrebbe essere:

“Che cosa succede se questo rischio si verifica?”

E subito dopo:

“Quanto sono disposto a pagare di tasca mia?”

Da queste due domande nasce una valutazione molto più intelligente del rischio.

Perché assicurarsi non significa comprare più garanzie possibili.

Significa scegliere quali conseguenze economiche siamo disposti a trasferire a una compagnia e quali invece siamo in grado di sopportare personalmente.

Questa è, in fondo, la logica del risk management.

E vale per una famiglia.

Vale per un professionista.

Vale ancora di più per un'impresa.

La polizza che non abbiamo mai letto potrebbe essere la più importante

C'è una piccola ironia in tutto questo.

Probabilmente molti di noi possiedono documenti che contengono decine di pagine di condizioni assicurative.

E probabilmente una parte di noi non li ha mai letti.

Finché non succede qualcosa.

A quel punto quelle pagine diventano improvvisamente importantissime.

Forse allora dovremmo cambiare prospettiva.

Non chiederci soltanto:

“Quanto pago?”

Ma anche:

“Che cosa ho realmente comprato?”

E soprattutto:

“Se domani dovesse succedere qualcosa, sarei davvero protetto come penso di essere?”

Perché una delle peggiori sorprese che può riservarci un'assicurazione non è scoprire di aver pagato troppo.

È scoprire, quando ormai è troppo tardi, di aver comprato una protezione diversa da quella che credevamo.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui, prima di stipulare un'assicurazione, vale la pena fermarsi un momento.

Non per leggere necessariamente tutte le pagine.

Ma per capire quelle che contano davvero.

Perché il problema non è avere un'assicurazione.

È sapere esattamente quale.

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